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ilsensodelvero
avvistamenti, svelamenti, dissolvenze
POLITICA
28 marzo 2008
Il socialismo va in istrada, non sui palcoscenici.
Il senso del vero mi accompagna quotidianamente, senza tregua, e tante sono le pagine che inchiodano i miei pensieri. Probabilmente sono un nostalgico, di quelli che trovano ricovero all'ombra di un papiro o di una carta ingiallita. E la Rete, questa immensa autostrada del pensiero, d'un tratto assume i lineamenti di una grigia mulattiera di campagna. Non c'è alternativa, non c'è mai stata.
Le battaglie si combattono sul territorio, nulla può essere virtuale nell'agone politico, anche se "l'uomo qualunque" prodotto dall'ecpìrosi apocrifa di tangentopoli e mani pulite si nutre della carne martoriata della Politica, sostituendo la sua assenza con la chirurgia plastica.
Noi non gli abbiamo mai creduto, mai pensato all'idea salvifica a cui tanti, troppi, si sono aggrappati. Oggi siamo persuasi più che mai che occorra scendere in piazza, scampanellare porta dopo porta, attraversare paese dopo paese, affiggere manifesti ogni dove.
La virtualità del duello veltrusconiano non tarderà a mostrarsi per quello che è: una sceneggiata napoletana condottta da pessimi registi e interpretata da squallidi attori.
E' bene che questi giganti dai piedi d'argilla sappiano che i socialisti non sono mai morti, e non sarà certo il voto del 13 e 14 aprile a tappargli la bocca. Forte soffia il vento socialista.

POLITICA
14 ottobre 2007
14.10.07 - La nemesi storica


D’Alema, attuale ministro degli esteri:
" [...] Non avevamo alternativa. Eravamo come una grande nazione indiana chiusa tra le montagne, con una sola via d'uscita, un canyon, e lì c'era Craxi con la sua proposta di unità socialista, in sostanza un progetto annessionistico. Come uscire dal Canyon? Questo era il nostro problema strategico: come trasformare il PCI senza cadere sotto l'egemonia craxiana, che avrebbe segnato la disfatta della sinistra? Craxi aveva un indubbio vantaggio su di noi: era il capo dei socialisti in un paese europeo occidentale. Quindi rappresentava lui la sinistra giusta per l'Italia. Allora avevamo una sola scelta: diventare noi il partito socialista in Italia"


14 ottobre: il giorno della disfatta di questa bieca strategia.
14 ottobre: i socialisti si riappropriano del proprio ruolo e del proprio destino.

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L’ombra del Gigante non gli ha concesso tregua, e finalmente la nemesi storica è compiuta.
I diessini pensano (e sperano) che l'Italia abbia rimosso il passato, illusi come sempre.
Illusi ieri, come oggi.
Questi feroci insabbiatori, abituati al ritaglio, al taglia-e-cuci, sperano davvero che le sue intuizioni, la sua enorme sagacia politica sia rimasta appesa al palo dell’oblìo?
Dieci, cento, mille volte illusi, questi nani della politica.
Non sanno, evidentemente, che ci sono diverse Italie;
quella a cui si appellano è la terra dei cachi, quella cantata da Elio.

Il loro naufragio è sotto gli occhi di tutti,
totale e senza alcun alibi.
Si sostiene, a ragione, che il genio letterario pre-vede, già proiettato nel futuro.
Non vale questo anche per la politica?
E allora non si abbia alcun timore a chiamarlo col nome che gli è proprio: genio politico.
Ora, questi grigi emissari di Palazzo, anonimi porta-borse della Politica, si affannano a sventolare subdoli vessilli revisionistici, e zampettano gaudenti sulla terra vermiglia.
Loro, quelli che inutilmente si sono affannati sul nodo gordiano del craxismo.
Quel nodo, oggi, è stretto alla gola, e non ci sarà nessun Craxi a poterlo sciogliere,
come avvenne nel 1991.
Il gigante ora riposa vittorioso in terra straniera.

Due mesi prima di lasciarci dichiarò:
Vivo in Tunisia in una posizione assolutamente legale ed internazionalmente riconosciuta da Stati sovrani. Sono sotto la protezione di esplicite norme del Trattato italo-tunisino. E quindi la mia condizione puo’ essere definita a pieno titolo come di esule politico. Tutti sanno dove sono, dove vivo, dove sono reperibile. Non sono in nessun caso né un latitante né un fuggiasco. Chiunque in Italia continua a trattarmi e definirmi come tale per ragioni di comodo o di demagogia piazzaiola parla semplicemente al di fuori dei testi di legge e dichiara deliberatamente il falso. Sono in Tunisia ormai da cinque anni. Contro di me in Italia si sono svolte inchieste, sono stati adottati provvedimenti penali, si sono svolti processi, appelli, cassazioni. Nessun magistrato mai, in nessuna occasione, pur potendo perfettamente farlo per legge, e nonostante specifiche e ripetute richieste della mia difesa in sede processuale, non sorgendo nessun ostacolo da parte mia che al contrario ero interessato a ciò che dovevo dire, ha sentito mai il dovere di interrogarmi, di pormi domande, di chiedere informazioni e chiarimenti ricorrendo alle procedure internazionali previste dalla legge italiana. Si e’ proceduto invece contro di me punto e basta, ignorando la mia esistenza, cancellando la mia persona che e’ sempre stata invece, nelle condizioni date, a disposizione della giustizia del suo paese. Nel corso di questi anni, ripetutamente sono stato inseguito in momenti diversi da problemi vari di salute. Nessuno si e’ mai occupato di questo. Nessuno si e’ informato direttamente di quali fossero le mie reali condizioni. Ho ricevuto visite di Capi di stato, di personalità politiche di rilievo mondiale, di autorità scientifiche, religiose, culturali. Non ho mai ricevuto, neppure entro i limiti della più stretta e riservata formalità, la visita di un ambasciatore rappresentante della Repubblica italiana o di un suo incaricato per controllare quale fosse il mio stato reale di salute. Nessuno mai ha disposto una perizia medica, anche quando venivo sottoposto a numerosi interventi chirurgici non privi di rischio in anestesia generale. Nessuno ha disposto perizie mediche in nessuna occasione anche quando corsi il rischio della amputazione integrale di una gamba. Anzi il mattino stesso in cui i chirurghi intervennero sull’arto con un intervento chirurgico delicatissimo che fu di parziale amputazione, mi veniva consegnato da Milano un mandato di cattura per pericolo di fuga. La mia malattia era stata, del resto, pubblicamente derisa in un’aula di giustizia italiana. Io, già amministratore del Comune di Milano, già deputato della Repubblica, già Presidente del Consiglio, già Presidente della Comunità Europea, già rappresentante personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per missioni di pace nel mondo, sono stato trattato dalla giustizia italiana, meglio, da clans della giustizia italiana e dai vari loro sostenitori che dilagavano nell’informazione e, ben s’intende, altrove, come uno dei peggiori criminali del mondo. In queste condizioni mi riesce ormai molto difficile anche dopo le recenti iniziative giudiziarie che si raccomandano per la loro irragionevole negatività, riflettere in termini diversi che non siano quelli di ricorrere ovunque possibile sul piano internazionale, per ottenere il rispetto dei miei diritti, e la giustizia che mi viene sistematicamente rifiutata nel mio paese.”

La Storia ha finalmente giudicato        
chi ha tentato di giudicarlo...


                                                                                    Aristide Cherubini Giacoia





 
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