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Il socialismo va in istrada, non sui palcoscenici.

Il senso del vero mi accompagna quotidianamente, senza tregua, e tante sono le pagine che inchiodano i miei pensieri. Probabilmente sono un nostalgico, di quelli che trovano ricovero all'ombra di un papiro o di una carta ingiallita. E la Rete, questa immensa autostrada del pensiero, d'un tratto assume i lineamenti di una grigia mulattiera di campagna. Non c'è alternativa, non c'è mai stata.
Le battaglie si combattono sul territorio, nulla può essere virtuale nell'agone politico, anche se "l'uomo qualunque" prodotto dall'ecpìrosi apocrifa di tangentopoli e mani pulite si nutre della carne martoriata della Politica, sostituendo la sua assenza con la chirurgia plastica.
Noi non gli abbiamo mai creduto, mai pensato all'idea salvifica a cui tanti, troppi, si sono aggrappati. Oggi siamo persuasi più che mai che occorra scendere in piazza, scampanellare porta dopo porta, attraversare paese dopo paese, affiggere manifesti ogni dove.
La virtualità del duello veltrusconiano non tarderà a mostrarsi per quello che è: una sceneggiata napoletana condottta da pessimi registi e interpretata da squallidi attori.
E' bene che questi giganti dai piedi d'argilla sappiano che i socialisti non sono mai morti, e non sarà certo il voto del 13 e 14 aprile a tappargli la bocca. Forte soffia il vento socialista.

Pubblicato il 28/3/2008 alle 23.31 nella rubrica Diario.

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